Paolino Vitolo, consulente informatico, webmaster, ITC 	consultant, giornalista, scrittore.Auguri di Natale
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(Hermes - dicembre 2007)

Natale è vicino e l’anno sta per finire; è tempo di auguri e tempo di bilanci. Mai come quest’anno auguri e bilanci sono strettamente connessi: se facciamo i secondi, ci accorgiamo di aver tanto bisogno dei primi. E quindi auguro ai miei lettori tanto bene e tanta felicità; sono certo che anch’essi faranno lo stesso per me.Passiamo quindi ai bilanci, incominciando, com’è giusto, dalla situazione mondiale. C’è la globalizzazione, che ha portato indubbi vantaggi, come il poter comunicare via internet con tutto il mondo al costo di una telefonata urbana, ma anche svantaggi, come ad esempio la facile e rapida diffusione di epidemie lontane, come l’aviaria, visto che il viaggio aereo dal posto più lontano possibile, cioè gli antipodi (per noi la Nuova Zelanda) dura al massimo ventiquattro ore. E poi, un conflitto relativamente lontano, come la guerra in Afganistan, si ripercuote immediatamente su di noi, anche nella vita quotidiana, provocando aumenti del prezzo del petrolio e quindi di tutto il resto. E che dire del problema del rispetto dell’ambiente, dei cosiddetti cambiamenti climatici, del protocollo di Kioto? Per citare due importanti esempi, gli USA non lo vogliono rispettare, non si sa bene perché, e la Cina nemmeno, e lo dichiara apertamente e candidamente, e afferma che se gli altri hanno allegramente inquinato fino ad ora, adesso ha diritto di farlo lei, visto che si sta sviluppando in maniera travolgente. Ai nostri danni, aggiungerei, visto che i suoi prodotti costano infinitamente meno dei nostri, grazie alla manodopera cinese pagata con un tozzo di pane.
Visto che a livello mondiale c’è poco da stare allegri, pensiamo alla nostra cara Italia. Qui in verità è la politica che ci preoccupa o, per meglio dire ci sconvolge e ci disgusta. Abbiamo tutti letto o almeno sentito del famoso libro “La casta”. Si tratta di una lettura poco rilassante, da sconsigliare assolutamente la sera a letto se si vuol prendere sonno. Vi si parla infatti delle ruberie, praticamente onnipresenti e generalizzate, della nostra classe politica, che con il nostro voto abbiamo incaricato di governarci, quindi di servirci, ma che invece utilizza il potere che gli abbiamo concesso per arricchirsi e tenersi stretto il potere stesso. E magari lo facessero con un po’ di buon gusto! Al contrario, la casta ha un comportamento borioso di superiorità, che semplicemente ci disturba. E a questo atteggiamento si accompagnano purtroppo dei comportamenti che il cittadino comune ormai non riesce più a comprendere. Io stesso che simpatizzo per la destra, come i miei lettori ben sanno, faccio parecchia fatica a capire i rappresentanti politici della mia parte. Eviterò quindi di ripetere fino alla noia che il governo di Prodi dovrebbe dimettersi, sa avesse un briciolo di dignità, tanto su questo sono ormai d’accordo la maggioranza degli italiani. Non tutti, ci mancherebbe, ma una larga maggioranza, molto più larga di quegli striminziti (e alquanto dubbi) 24000 voti, che hanno consegnato il paese a questa accozzaglia eterogenea di partiti e movimenti, uniti da un solo “ideale” (le virgolette sono d’obbligo): l’odio per il leader della destra Silvio Berlusconi. Partiamo appunto da quest’ultimo. Devo ammettere che il personaggio ha grandi meriti: ha saputo riempire il vuoto che si era formato nella politica italiana ai tempi di tangentopoli, interpretando perfettamente i desideri e le aspirazioni di quella maggioranza di cittadini, che un tempo si chiamava maggioranza silenziosa e che finalmente ha trovato una voce capace di gridare forte e chiaro le sue aspirazioni e le sue convinzioni. Eppure, questa persona così brava a capire la gente ha oggi assunto dei comportamenti abbastanza incomprensibili. Sembra che Berlusconi, e come lui gli altri leader della destra Fini, Bossi, Casini, non abbiano capito che il loro popolo è stanco di distinzioni e differenze incomprensibili. Il popolo vuole un unico partito o, se non vogliamo chiamarlo così, un unico movimento, un’unica coalizione capace di interpretare i suoi ideali e le sue istanze, nell’ambito di un’alternanza, che è poi il vero spirito della democrazia. E si badi bene che in italiano “alternanza” significa scelta tra due opzioni, non fra quaranta o cinquanta litigiosi gruppetti, più attenti ai ricchi finanziamenti concessi ai partiti (vedi “La casta”) e più ansiosi di sopravvivere ad ogni costo che di servire i poveri elettori che li hanno messi lì. Non venite a spiegare a me la cosiddetta “ricchezza delle diversità”, a me che per motivi anagrafici ho conosciuto l’asfissiante mezzo secolo della balena bianca, quando chi votava dava appunto una delega in bianco a un gruppo di personaggi, sempre gli stessi, che poi invariabilmente vincevano anche se avevano perso, e che comunque governavano alla faccia di chi li aveva votati e soprattutto di chi non li aveva votati. E quindi, i leader della destra si facciano un esame di coscienza e la smettano di litigare ufficialmente per preservare la propria presunta identità e differenza, ma in realtà per conservare il proprio potere e le proprie poltrone. Che prendano esempio dalla sinistra, dove almeno un passo è stato fatto, con la nascita di quel PD che, dal mio punto di vista, un beneficio l’ha portato: che almeno i democristiani della Margherita abbiano smesso di pretendere di essere diversi dai comunisti dei DS. Purtroppo per la sinistra, però, ritengo che, almeno per ora, nessun’altra unificazione sia possibile, tanta è la distanza tra i moderati riformisti del PD ed i preistorici rossi del nuovissimo Arcobaleno o delle altre formazioni con falce e martello più o meno mascherati.
Ricordino i nostri politici, che stupidi non sono, che, a furia di scontentare il popolo, si rischia di allontanarlo dalla politica e che, se la gente non va a votare, la democrazia irrimediabilmente muore. Cosa che nessuno vuole, perché questo sistema di governo, per quanto imperfetto, per quanto ingiusto, per quanto insufficiente, è quanto di meglio l’umanità sia riuscita a inventarsi per evitare guai ben peggiori (tutti sappiamo benissimo che senza democrazia si scivola inevitabilmente nella dittatura per non scivolare nell’anarchia). E ricordino in particolare i politici di destra, che quando il popolo si allontana dalla politica, sono proprio loro i primi a saltare, perché l’elettore di destra, per sua natura, è abituato ad usare il cervello e a decidere in base alle proprie convinzioni e mal sopporta di andare a votare semplicemente obbedendo a ordini di partito o direttive superiori. Ed è chiaro che se la destra non va a votare mentre la sinistra ci va, poiché il principale difetto della democrazia è quello di essere basata sui numeri e non sui meriti, sui pensieri, sulla cultura, sull’onestà di chi vota, è chiaro – dicevo – che la sinistra vincerebbe sempre e governi da operetta come quello che ci ritroviamo oggi ed anche – perché no? – governi peggiori costituirebbero rapidamente un ossimoro, cioè una specie di dittatura democratica. E’ questo che volete Berlusconi, Fini, Bossi, Casini? Ci avete pensato bene? Perché in questo caso andreste a casa e per sempre. Non dimenticate che ci volle una mezza rivoluzione, un orrore giuridico come tangentopoli, per spezzare il mostruoso sistema del primo mezzo secolo della Repubblica. In questo caso l’augurio di Natale e di capodanno è che possiate ritrovare la concordia e comportarvi come il vostro popolo vuole che vi comportiate.
A conti fatti, anche a livello nazionale c’è poco da stare allegri. Guardiamo allora al nostro paese, a Centola e a tutto il territorio. Già nel numero di Hermes dello scorso agosto parlai del nostro paese e del governo comunale appena insediato. Alcuni lettori mi hanno garbatamente criticato, giudicando il giornale di agosto come quello del “tutto va bene”. Ovviamente tutti sanno che ho sostenuto e continuo a sostenere l’attuale amministrazione, quindi non pretendo di essere imparziale, ma – credetemi – la buona volontà ce la metto tutta. Inoltre, il fatto di vedere le cose dall’interno e non più da semplice osservatore estraneo ed esterno rispetto agli amministratori mi fa sembrare forse troppo tenero nei loro riguardi. Ma ciò avviene perché vedo cose che spesso sfuggono al cittadino comune, che a volte diventa facile preda della politica del manifesto anonimo, che qualcuno purtroppo si ostina ancora a praticare. Un esempio per tutti: circa un mese fa ci fu per le strade di Palinuro una distribuzione “spontanea” di volantini anonimi, naturalmente, in cui si accusava il sindaco Romano Speranza e la sua amministrazione di aver lasciato che la struttura sanitaria SAUT situata in località Piana venisse fortemente ridimensionata. Il volantino, ovviamente preparato da persone diverse da chi lo distribuiva, ometteva di informare che la Sanità è di competenza della Regione e che i Comuni, di fronte ad azioni del genere, possono fare poco o nulla, se non arrabbiarsi. La verità è che non solo il comune di Centola, ma anche i comuni limitrofi, come Camerota e Pisciotta, fin dalla scorsa estate hanno vivacemente protestato contro il ridimensionamento della SAUT, voluto dalla Regione per motivi economici, ma purtroppo non c’è stato nulla da fare. Poiché, come si dice, a pensar male si fa peccato, ma quasi sempre si ha ragione, vorrei far notare che l’amministrazione della regione Campania è di segno politico opposto rispetto a quelle dei tre comuni costieri precedentemente citati. E così un ridimensionamento per mancanza di fondi ha offerto il destro al solito anonimo di accusare ingiustamente chi non c’entra niente. Ma purtroppo ci siamo abituati: si fa politica anche con le bugie e le omissioni. Oltre a questa appena citata, altre proteste ed altri manifesti sono apparsi sui muri del nostro territorio. In questa sede non posso e non voglio rispondere a tutti. Credo che l’articolo di un amministratore, Vincenzo Merola, ospitato in questo numero del giornale, dia le risposte esaustive e puntuali a tutte le problematiche che sono state messe in campo.
Dunque, il bilancio locale dell’anno appena trascorso è l’unico positivo? Non dico questo, ma dico piuttosto che, vedendo come gli amministratori si stanno prodigando a fronte di una situazione a dir poco precaria ereditata all’inizio della consiliatura, sono certo che i risultati verranno e verranno anche presto.
E’ questo il mio augurio per Natale e per l’anno nuovo.


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