Oggi 10 febbraio è il Giorno del Ricordo. "Degli Italiani vittime della pulizia etnica perpetrata dall'assassino jugoslavo Josip Broz Tito" - aggiungo io.
Alla fine della II Guerra mondiale, dal 1943 fino al 1948 gli italiani residenti da secoli nelle italianissime terre di Istria e di Dalmazia furono perseguitati dalle bande iugoslave di Tito, che volevano cancellarne la secolare presenza, risalente ai domini della Serenissima Repubblica di Venezia. Molti furono costretti ad abbandonare le loro case e le terre degli avi; e furono i più fortunati, anche se in Italia non furono accolti come profughi, ma come intrusi e per di più "fascisti che non erano voluti rimanere nel paradiso comunista di Tito". Ma si sa che a quei tempi andavano di moda i comunisti alla Pertini, fraterno amico del maresciallo Tito, da alcuni definito il piccolo Hitler jugoslavo.
Oltre ai "fortunati" ci furono gli "sfortunati": molte decine di migliaia di italiani che non riuscirono a scappare e che furono trucidati e gettati nelle foibe, caverne carsiche naturali profonde anche centinaia di metri. E quelli che non erano già stati uccisi furono buttati ancora vivi, con i polsi legati col fil di ferro, perché non potessero liberarsi, e per di più legati a quelli già morti.
Per ricordare questi martiri abbiamo dovuto aspettare circa sessant'anni, perché solo nel 2004, estintisi ormai i comunisti di cui sopra, il Parlamento Italiano si decise a proclamare la ricorrenza odierna.
Eppure ci stupisce che, mentre alcuni giorni fa tutti i mezzi di informazione non hanno fatto altro che parlare della Shoa, con servizi, conferenze, film, parata di personaggi più o meno conosciuti, oggi invece la notizia sia stata citata solo marginalmente, alla fine dei telegiornali e con qualche trafiletto in "quarta pagina". Capisco che gli ebrei vittime della barbarie nazista sono più numerosi degli italiani vittime della barbarie titina, ma fare la contabilità dei morti è semplicemente squallido. Forse il motivo di questo diverso trattamento è il fatto che certi atteggiamenti di parte non sono ancora del tutto morti e men che mai estinti.
Per questo abbiamo il dovere di ricordare, perché la storia e la verità trionfino. E nel mio piccolo, ho voluto che anche Hermes ricordasse.
Lo feci anche nel lontano 6 dicembre in un articolo, che forse i miei lettori ricordano, dedicato alla martire Norma Cossetto, che fu infoibata ancora viva, dopo essere stata stuprata, il 4 ottobre 1943, all'età di 23 anni.
Per chi sia interessato a questa storia, consiglio la visione del film "Rosso Istria", disponibile gratuitamente su RaiPlay al seguente indirizzo: https://www.raiplay.it/programmi/redlandrossoistria