Paolino Vitolo, consulente informatico, webmaster, ITC 	consultant, giornalista, scrittore.Una Pasqua da ricordare
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(IL MONITORE - maggio 2004)

Ricorderemo a lungo questa Pasqua 2004. Tutto incominciò un mese prima, con la strage del treno dei pendolari spagnoli; poi il libro di Oriana Fallaci, per puro caso dato alle stampe proprio in quei giorni, contribuì in qualche modo a incanalare il nostro sdegno. Sentimento sacrosanto, ma pericoloso, perché solo nelle fiabe dei bambini i cattivi sono sempre cattivi ed i buoni sempre buoni. E con questo non vogliamo assolutamente abbandonarci allo stupido “buonismo”, per lo più in mala fede, di cui abbiamo fin sopra i capelli, né abbassare la guardia di fronte ad un pericolo, che, come avverte la Fallaci, non è proprio il caso di sottovalutare. Ma, poiché la storia insegna che le guerre di religione non risolvono i problemi, dobbiamo cercare di convivere con gli altri popoli difendendo con dignità e fermezza la nostra identità. Se la nostra cultura è, come è, superiore, se la nostra religione predica l’amore invece dell’odio, dobbiamo dimostrare la nostra superiorità cercando di integrare i “diversi”, un po’ come faceva la Roma imperiale, che non a caso riuscì ad essere l’unica ineguagliata potenza mondiale. E chi non vuole integrarsi – sia ben chiaro - può benissimo andarsene. È questo un compito difficile, che l’Italia non può svolgere da sola, anche perché – onestamente – non è solo l’Italia l’erede di Roma, ma tutta l’Europa, che pure sta cercando faticosamente di diventare un’entità politica, dopo che economica. L’erede di Roma, cioè della civiltà occidentale che discende dall’antica Grecia, è l’Europa – ricordiamolo – non certo gli Stati Uniti d’America, che di essa sono soltanto una giovane emanazione, resa da favorevoli contingenze la più grande potenza mondiale. Per questo l’Europa non può permettersi di accettare supinamente la politica americana, che, per la prevalenza della lobby ebraica, che di fatto detiene il potere politico (oltre che economico) negli USA, è a ragione sospettata di essere aprioristicamente anti-araba. L’appoggio ufficiale di Bush alla politica terroristica israeliana contro la altrettanto terroristica politica palestinese è tale da insospettire anche gli alleati sulle reali intenzioni della Casa Bianca nel Medio Oriente: figuriamoci che cosa possono pensarne le popolazioni arabe che siamo andati a “liberare”! L’Europa, non certo l’ONU, sfacciatamente filo-araba, e nemmeno gli USA, sfacciatamente sionisti, solo l’Europa può e deve fare il possibile per estinguere l’incendio che dal Medio Oriente potrebbe facilmente propagarsi a tutto il mondo. Un’Europa unita non solo dalla moneta comune, ma anche da una politica che sappia superare anacronistici particolarismi ed antichi egoismi; un’Europa in cui non dovrebbero trovare posto né atteggiamenti supinamente proni a Washington, come quello della Gran Bretagna di Blair, né colpi di testa unilaterali come quelli della Spagna di Zapatero. Anche perché, per quanto riguarda quest’ultimo, a causa della sconsiderata scelta di tempo, si è avuta l’impressione (ci auguriamo sbagliata) che egli abbia voluto prontamente ubbidire al protervo ultimatum dello sporco assassino Bin Laden.
Ricorderemo a lungo questa Pasqua 2004 anche perché – e lo diciamo con incredula soddisfazione – l’Italia, e gli Italiani, si stanno distinguendo per l’equilibrio, la fermezza, la giustizia e l’eroismo (sì, diciamola questa parola!) che stanno dimostrando. L’Italia, tormentata da un’opposizione ottusamente contraria a qualsivoglia azione del governo, infestata da vermi come quelli che, protetti dall’anonimato di internet, hanno avuto il meschino coraggio di insultare la memoria di un eroe come Quattrocchi, che ha umiliato i suoi stessi carnefici, esaltando il nome della Patria, questa Italia è riuscita a stupire il mondo intero. Ed ha riscattato la poco dignitosa immagine dell’Italietta tutta canzoni e spaghetti e degli Italiani brava gente a tutti i costi. Sono queste le cose che ci fanno guardare con speranza ad un futuro migliore, che proprio i giovani come i nostri soldati impegnati a Nassiryia o nel Kossovo possono regalarci. Giovani non cresciuti alla velenosa scuola del politicamente corretto, del pacifismo a senso unico, della sistematica mancanza di ideali; giovani orgogliosi del tricolore e dell’inno di Mameli non soltanto sugli spalti di uno stadio di calcio. Giovani di cui essere fieri e da prendere a esempio. Grazie, Italia, per averceli dati.


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