Paolino Vitolo, consulente informatico, webmaster, ITC 	consultant, giornalista, scrittore.Il dovere di dire la verità
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(HERMES - dicembre 2005)

E’ notizia recente che il nostro (purtroppo) conterraneo Antonio Valiante da Cuccaro Vetere, nella sua qualità di vicepresidente della regione Campania, ha energicamente tuonato contro il Governo centrale, che ha osato promulgare un decreto che impedisce alle Regioni di aumentare tasse e balzelli per tutto il 2006. E sì, perché, ove non fosse chiaro, mentre Berlusconi diminuisce le tasse, Bassolino e i suoi degni compari le aumentano, perché a quanto pare la macchina regionale, vista la sua grande efficienza (!?), ha bisogno di molti soldi per funzionare a dovere. Da qui l’ira del nostro cuccarese, che addirittura minaccia di rivolgersi alla Comunità Europea, per far sì che la Regione Campania non sia privata di quel surplus di imposte (IRPEF e IRAP) che le permettano di pagare gli oltre 14000 dipendenti e le decine e decine di consulenti (reclutati tra gli amici del presidente e compari), che devono aiutare i dipendenti, che, pur essendo tanti, non sono evidentemente sufficienti per svolgere i delicati lavori regionali. E pensare che la Regione Lombardia di dipendenti ne ha poco più di 5000: si vede che è meno efficiente della nostra. Come siamo fortunati!

Ma basta scherzare. E’ un dato di fatto che le Amministrazioni locali, mentre il Governo centrale abbassa le tasse, si danno da fare per aumentare le aliquote regionali e comunali per quanto ad esse consentito. In questa corsa al rialzo dei balzelli la Regione Campania è nettamente prima: basti pensare che persino la benzina da noi costa più che nel resto d’Italia, perché l’amministrazione regionale l’ha gravata di un’addizionale di 0,0282 euro al litro (solo il Molise ha fatto qualcosa di simile, ma lì l’addizionale è di soli 0,0154 euro al litro). Per non parlare delle aliquote IRPEF ed IRAP, che sono tra le più alte d’Italia. Viene il ragionevole dubbio che le amministrazioni regionali aumentino le tasse non solo per alimentare i loro sprechi, ma anche per far apparire ai cittadini che le tasse nel complesso non sono diminuite, come invece va dicendo il solito cattivo Berlusconi. Da qui il sacrosanto decreto, che ha scatenato i tuoni e i fulmini cuccaresi.

Il fatto è che la sinistra utilizza la menzogna come strumento politico abituale, rispettando da sempre la regola enunciata da Lenin che una menzogna ripetuta fino alla noia diventa verità. Anzi, a volte non è neanche necessario dire bugie: basta omettere qualche cosa, nascondere qualcos’altro e magari dire solo una mezza verità. Come nel caso della rivolta anti-TAV della val di Susa. Lì qualche sconsiderato amministratore locale ha avuto la bella idea di cavalcare la facile tigre della paura e dell’ignoranza e se ne è uscito con l’incredibile affermazione che il treno ad alta velocità sarebbe pericoloso per il delicato ambiente montano, dimenticando, in palese mala fede, che i TIR, che oggi percorrono in lungo e in largo la valle, sono veramente inquinanti e pericolosi. Ebbene, la gente ci ha creduto e la tigre è sfuggita di mano agli stessi che pensavano di cavalcarla e – guarda caso – i manifestanti sono stati prontamente infiltrati dai professionisti della sovversione, cioè dai vari no-global, comunisti e anarchici, la cui principale attività sembra quella di far degenerare le manifestazioni di protesta. Qualcosa di simile accadde in un passato neanche troppo lontano, quando si fece leva sul cosiddetto effetto Chernobyl per far passare la sciagurata decisione di abbandonare “per sempre” il ricorso all’energia nucleare, con il risultato che oggi la compriamo a caro prezzo dalla Francia, che per di più la produce a pochi passi da casa nostra, e di avere i costi energetici più alti d’Europa.

Il risultato della strategia della menzogna è in ogni modo sempre lo stesso: ingannare il cittadino. Possiamo difenderci da questo meccanismo perverso? Per fortuna sì: basta dire la verità e ripeterla e divulgarla fino alla noia, proprio come fanno i sinistri con le falsità. Alla fine la verità, dotata di armi pari rispetto alla menzogna, finirà per prevalere su quest’ultima, perché comunque la verità ha un vantaggio, quello di essere suffragata dai fatti. Perciò basta dirla e ripeterla e poi ripeterla ancora per farla vincere. Ma per fare ciò bisogna conoscerla, e conoscerla bene. Infatti chi critica non ha bisogno di conoscere veramente quello che critica; pensate forse che gli studenti che fanno i cortei contro le riforme del ministro Moratti abbiano la minima idea di quello che stanno contestando? Essi non ne hanno bisogno, perché devono limitarsi a berciare slogan triti e ritriti per le strade, ma noi invece dobbiamo essere preparati per far trionfare la verità. Dobbiamo conoscere almeno il contenuto di quelle riforme che hanno preso una scuola ferma ai primi decenni del secolo scorso e l’hanno finalmente proiettata nella realtà del terzo millennio. E per gli stessi motivi dobbiamo sapere che il governo Berlusconi ha veramente diminuito le aliquote IRPEF, ha veramente raddoppiato le pensioni minime (da 500.000 lire a 512 euro), ha veramente snellito la procedura penale, ha veramente abolito la tassa di successione, ha veramente annullato l’IRPEF sulla prima casa, ha veramente eliminato le storture di un sistema elettorale maggioritario imperfetto, sostituendolo con un proporzionale con regole ad hoc per eliminare sia le prepotenze dei partitini (i cosiddetti aghi della bilancia), sia il sistema della compravendita dei voti di preferenza. Insomma il governo di centro-destra ha veramente iniziato a trasformare l’Italia, facendo, come hanno affermato osservatori assolutamente imparziali, più riforme di tutti i precedenti governi degli ultimi cinquant’anni messi insieme. E l’hanno portata finalmente nel novero delle nazioni più civili, e tutto ciò nonostante le obiettive difficoltà di una pesante eredità di guasti e storture derivate dai precedenti governi di sinistra e di una situazione internazionale estremamente critica.

E perciò, quando quelli che hanno detenuto il potere per più di cinquant’anni cominceranno a snocciolare le loro bugie, speranzosi di riconquistare quel potere per cui stanno sbavando, noi, che abbiamo conosciuto i guasti di un passato a cui non vogliamo assolutamente ritornare, abbiamo il dovere di parlare, di informarci, di dire la verità, di ripeterla fino alla noia. Per il bene nostro e della nostra Italia.


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