(CORRIERE DEL MEZZOGIORNO - 27 settembre 2006)
IL CASO DEL POLICLINICO A “STRISCIA LA NOTIZIA”
Ecco qua, è accaduto! E non ce ne stupiamo, anzi ci sembra strano che non sia successo prima. “Striscia la notizia”, la trasmissione di Canale 5 che ama autodefinirsi “TG satirico”, ieri sera ha inaugurato la stagione 2006-2007 con uno scoop sulla sanità napoletana, sputtanando (ci si passi il termine un po’ crudo) un medico del II Policlinico e qualche altro impiegato della stessa struttura. A dire il vero, quello che forse è uno scoop per il resto d’Italia non lo è certo per Napoli e la Campania. I comportamenti stigmatizzati dal giornalista di “Striscia” sono talmente noti e radicati che ci sembrano assolutamente normali. E spesso noi stessi, vergognosamente, li utilizziamo per ottenere prestazioni che dovrebbero essere normali e dovute, anche grazie agli alti costi che paghiamo per un servizio sanitario che è il più caro d’Italia. Per chi non ha visto la citata trasmissione televisiva riassumo i fatti: un’inviata di striscia, fingendosi madre di un bambino con sospetto trauma cranico, si presenta al reparto Neurologia del nuovo Policlinico e si rivolge ad un infermiere, che con aria di sufficienza le risponde che la lista di attesa, solo per esaminare il caso, è di circa tre mesi. Però, se ha fretta, c’è un medico compiacente che per soli 50 euro, può visitare subito il bambino. Ma il bambino non c’è e il suddetto medico fa una diagnosi e prescrive una corposa terapia senza vederlo e senza nemmeno conoscerlo (anche perché nello specifico il bambino nemmeno esiste).
Inutile proseguire: siamo in presenza di una piccola organizzazione che ha creato una specie di “intra moenia” fai da te, truffando la Regione ed anche il cittadino, che però è ben lieto di pagare la modesta tangente per ottenere qualcosa che avrebbe avuto faticosamente e in ritardo e che anzi, nel caso in questione, non avrebbe potuto mai avere, mancando l’indispensabile soggetto principale, cioè il paziente. Se sorridiamo di queste cose, pensando alla “napoletanità” dei personaggi e al fatto che “tutti devono campare”, se guardiamo con indulgenza o addirittura malcelata ammirazione a questi imbroglioni, in quanto espressione di un popolo che ha fatto dell’arte di arrangiarsi una vera e propria scienza di sopravvivenza, allora non abbiamo diritto di protestare perché la sanità regionale non funziona, perché le tasse sono più alte che altrove o perché, quando veramente stiamo male, dobbiamo affidarci ai viaggi della speranza verso lidi più sicuri. Questi comportamenti anomali non sono gratuiti, ma si pagano amaramente, e non solo in moneta sonante. Il danno di immagine è naturalmente ancora maggiore, anche se essa sia già ai minimi termini e non pensiamo possa peggiorare più di tanto.
Siamo certi che, almeno in questo caso, i protagonisti e responsabili di questa squallida vicenda saranno perseguiti e puniti. Ma è necessario che noi, tutti indistintamente, ci facciamo un esame di coscienza. Quante volte abbiamo guardato con sollievo all’imbroglioncello da quattro soldi, che, in cambio di una mazzetta, ci faceva ottenere il servizio o la prestazione, che avremmo dovuto e potuto avere gratis, cioè senza perdita né di denaro né di dignità? Quante volte l’abbiamo proprio noi cercato e sollecitato, sapendo che, senza sottostare a questo miserabile sistema, avremmo perso solo tempo? Bene, la prossima volta cerchiamo di ribellarci e, invece di accettare di buon grado (e anzi contenti) queste vessazioni, denunciamo i comportamenti illegali alle autorità competenti, senza pietà né stupidi pietismi. Forse al momento avremo perso del tempo, ma avremo avuto almeno la soddisfazione di lavorare per il futuro e di aver riacquistato un pochino di quella dignità, che tutti i giorni perdiamo a poco a poco adattandoci a vivere “alla napoletana”. E forse otterremo anche (ma ci vorrà del tempo) che quell’aggettivo “napoletano” perda il carattere dispregiativo, che ha purtroppo assunto, e ritorni ad essere simbolo di bellezza e di gioia di vivere, come era in passato.