(Il Cerchio - maggio-ottobre 2007 - Pubblicato col titolo: "Una città senza certezze")
Lo scorso 8 maggio, martedì, ho fatto una cosa incredibile: ho letto “La Repubblica”. A dire il vero, un tempo era il mio giornale preferito; poi smisi di leggerlo, se non erro, nel lontano 1993, quando prese posizione a favore di Bassolino alle elezioni comunali di Napoli (ed io ero candidato con Alessandra Mussolini). Da allora passai al Corriere della Sera, che abbandonai a favore di Libero l’anno scorso, a causa della sciagurata ed inopportuna dichiarazione di voto del direttore Mieli a favore di Prodi. Tutto questo per rassicurare i miei lettori del fatto che lo scorso 8 maggio ho letto sì un pezzo di Repubblica, ma solo perché era integralmente riportato da Libero (ed era comunque un pezzo del giorno prima). Si tratta di una lettera a Corrado Augias, che gestisce la rubrica delle lettere dei lettori, inviata da un signore romano, Claudio Poverini, intitolata: “Aiuto, sono di sinistra ma sto diventando razzista”. Per comodità dei lettori, vale la pena riportarne almeno l’inizio.
“Gentile Augias, ho 49 anni, vivo a Roma, lavoro al Quirinale, ho studiato, leggo buoni libri (credo e spero), mi interesso di politica, leggo ogni giorno due quotidiani, guardo in TV Ballarò e Matrix e voto a sinistra, sono stato candidato municipale per la lista Roma per Veltroni. Cerco di insegnare alle mie figlie i valori della tolleranza e della nonviolenza, dell’importanza dell’istruzione, delle buone letture e dello studio, l’etica del lavoro e del sacrificio per ottenere qualcosa di duraturo e vero nella vita. Lotto ogni giorno, al loro fianco, contro la cultura del nulla e dell’apparire, contro i Tronisti e le Veline e i Grandi Fratelli…”
La lettera prosegue poi, per tre lunghe colonne, con la citazione di alcuni odiosi episodi di prepotenza e violenza urbana, in cui le vecchiette (e in generale i deboli) sono vigliaccamente maltrattate da giovani immigrati, forse clandestini, in cui assistiamo agli scippi quotidiani intorno alla fontana di Trevi, ai furti di auto con destrezza, e così via. Di fronte a tutto questo il lettore reagisce, con suo stesso stupore, anche con vie di fatto, e teme con orrore di essere diventato razzista. E chiede aiuto a Corrado Augias, il quale, evidentemente imbarazzato, dà una risposta di maniera, correttamente sinistrorsa, e dichiara che non si può lasciare alla Destra (la maiuscola è mia) il delicato impegno di risolvere i problemi citati dal lettore, perché essa li assolverebbe a modo suo, con brutalità cieca (sic!).
Stendiamo un velo pietoso su queste parole partigiane. Conobbi Augias personalmente durante un dibattito di oltre tre lustri fa al Festival dei Due Mondi di Spoleto. Si era in piena prima repubblica all’alba di tangentopoli ed il sinistro giornalista, forse per l’atmosfera vacanziera del contesto (arrivava quella mattina da Capalbio), si lasciò andare ad imprudenti e un po’ vigliacchette dichiarazioni su tre regioni meridionali, con la Campania in prima linea, che costituivano – a suo parere – la palla al piede che impediva a tutta l’Italia di crescere e svilupparsi. Tutto vero – per carità! – Napoli già allora soffriva in anteprima di tutti i problemi denunciati oggi dal lettore romano. Eppure in me scattò una specie di orgoglio napoletano: mi alzai, chiesi la parola e dichiarai, suscitando il brusio del pubblico, di essere un napoletano, onesto come la maggioranza dei napoletani, che, oltre a dover combattere la battaglia quotidiana per il lavoro e per la vita, devono fronteggiare le ulteriori asprezze di una città senza legalità, senza ordine, senza certezze. Fui applaudito a scena aperta e dopo ricevetti anche i complimenti di Augias, che evidentemente non pensava che qualcuno tra il pubblico si potesse risentire per le sue parole.
Oggi, dopo tanti anni, la risposta di Augias al lettore Poverini suona conformista, politicamente corretta ed in linea con la cosiddetta cultura di sinistra, esattamente come le sue affermazioni di allora. Augias non dice e finge di non accorgersi che la descrizione che Poverini fa di sé all’inizio della sua lettera, è esattamente il ritratto di un uomo di destra. I principi e i valori che egli enuncia erano quelli applicati dalla maggioranza degli italiani durante i vent’anni del Fascismo, principi e valori che la sinistra ha volutamente e protervamente cancellato, sostituendoli col vuoto dell’effimero e del nulla, proprio come dice il solito Poverini. E chi – caro Augias – se non la Destra potrebbe assolvere il compito di risolvere i problemi immani che già schiacciavano Napoli vent’anni fa e che ora schiacciano anche Roma e tutte le città d’Italia? A Napoli abbiamo sofferto questi problemi prima del resto d’Italia ed abbiamo avuto anche oltre quindici anni ininterrotti di governo della sinistra, di quella parte che, secondo il giornalista di Repubblica, ci avrebbe dovuto salvare senza “brutalità cieca”. E invece, col governo di Bassolino e di Iervolino, i problemi si sono ingigantiti e incancreniti. Prima avevamo solo la camorra, che già bastava e avanzava, ora abbiamo anche gli immigrati clandestini, come a Roma, i quali – guarda caso! – sono alleati con la camorra e ne costituiscono la manovalanza. Che cosa ha fatto la sinistra a Napoli per combattere questi problemi? Non molto, credo, se i delinquenti di ogni estrazione parteggiano apertamente per le amministrazioni di sinistra e le appoggiano, quando è il momento (il momento elettorale – intendo) con tutti i mezzi, leciti e illeciti. Ci sarà un motivo per questa sfacciata preferenza e ci sarà pure un motivo per il fatto che il governo di sinistra vuole dare agli immigrati la possibilità di votare, quasi fossero italiani, senza preoccuparsi minimamente che essi si sentano italiani e che accettino sinceramente le nostre leggi e le nostre consuetudini. Negli Stati Uniti d’America, per definizione nazione di immigrati, per poter votare bisogna diventare cittadini, il che significa che bisogna sentirsi americani, parlare bene l’inglese, conoscere e rispettare le leggi, amare quella che a tutti gli effetti diventa ed è la propria patria. E noi, per un pugno di voti che servirebbero a conservare le poltrone a chi di poltrone vive, potremmo mai disperdere la nostra identità, i nostri valori, la nostra cultura? È forse brutale questo desiderio di rispettare la nostra Patria e pretendere che essa sia rispettata da chi pure accogliamo a braccia aperte, se viene in pace e buona volontà?E allora, caro Augias, prima di cianciare di brutalità della Destra, fatti una passeggiata a Napoli, e vieni a toccare con mano come la tua sinistra ha risolto i problemi che ci soffocano. Ma non fermarti nei pressi del tuo albergo dorato sul lungomare, non ti limitare a passeggiare per Posillipo e per via Petrarca, dove per compiacere Bassolino si toglie persino la spazzatura (portandola chissà dove). Fatti una passeggiata a Scampia, o alla Ferrovia, o a Giugliano, dove proprio ieri una signora che voleva salvare dal furto l’auto della figlia è stata barbaramente investita e uccisa dai ladri (ancora ignoti al momento in cui scrivo*****). Fatti una passeggiata, ma non in macchina e magari con la scorta, fattela a piedi, da solo, se avrai coraggio. E se avrai fortuna, potrai tornare a Roma e raccontare sul tuo giornale come la sinistra non ha risolto i problemi che noi risolveremmo a modo nostro – come hai detto tu – con brutalità cieca.